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"I modelli di business sono diversi.... ma l'effetto finale è lo stesso: distruggere l'universalità del web per sostituirlo con un arcipelago di isole separate e soggette ai padroni che le hanno create." Carlo Formenti

Monti risponde alle domande su Twitter: primo atto la riforma di questa indegna legge elettorale

See on Scoop.itCittadinanza e digitale

L’account “Scelta Civica” è attivo su social network già da 58 giorni. Probabile che all’epoca qualcuno già avesse pensato alla lista di sostegno al professore – Casini: la gara è tra Bersani e MONTI

Toni Mola‘s insight:

Monti insiste sull’utilizzo della rete e di twitter in particolare. Il risultato non è dei migliori e le critiche non tardano a mancare, 2000 domande in 1 ora e 40 minuti, naturalmente tempi lunghissimi. In compenso i followers sono cresciuti raggiungendo il numero di 100.000. In questi numeri si manifesta l’approccio culturale alle nuove tecnologie da parte della vecchia politica. Si usano i social network con il solo scopo di fare proselitismo e limitatamente ai periodi in cui è più importante raccogliere voti. E’ un approccio da campagna elettorale del secolo scorso dove condivisione e partecipazione non si prendono nemmeno in considerazione. Le tencologie della rete sono utilizzate come se fossero una televisione: uno parla e tutti gli altri ascoltano. I social network sono tecnologie bidirezionali, se comunico con una cerchia ristretta di amici instauro una comunicazione, se parlo a 100.000 persone faccio propaganda e non contemplo la possibilità della partecipazione e del dialogo. Non si ascolta, non si instaura un rapporto si fa una lezione/comizio e per giunta utilizzando gli strumenti sbagliati. Se vuoi usare twitter come uno strumento broadcast non puoi dare appuntamento a mialiaia di persone dalle 11.00 alle 12.40 e pensare di essere credibile rispondendo a 2000 domande

Ai vecchi arnesi della politica stiamo aggiungendo i vecchi arnesi dei baroni universitari prestati alle logiche dei potentati finanziari. Il risultato cambia in peggio.

See on www.ilsole24ore.com

Far west e questione digitale

farwestLa questione sociale ha fatto breccia anche nelle parole del Capo dello Stato come priorità nazionale. Le diseguaglianze e le ingiustizie nel nostro paese sono finalmente diventate insostenibili oltre che nei fatti anche nella percezione mediatica generale. Finalmente si risente parlare di diritti e di equità.

Il tema della drammaticità delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini cominciano ad entrare nelle agende della politica anche se ancora costrette dai vincoli di compatibilità: quelli dei capitali, delle rendite, della finanza, delle corporazioni, delle consorterie, dei privilegi in genere. Dopo il periodo dei populismi, ci sono voluti i tecnici, quelli esperti di sapere ma con poca conoscenza, per certificare questi vincoli con il sigillo della scienza .

Come dire, dopo il danno la beffa.

La sinistra del nostro paese, o meglio quel blocco di forze politicche e di società civile che si è proposta e si propone di rappresentare gli interessi dei ceti meno tutelati della nostra società, su questo stato di cose ha forti responsabilità. A cominciare dal fatto che per lungo tempo ha pensato di contrastare l’inganno dei sogni con altri sogni magari un po più moderati. Si è rinunciato di fatto a contrastare il declino dei ceti medi favorendo il mantenimento dei privilegi di quelli più abbienti e parassitari.

Una delle questioni sociali, forse non la più importante ma non ultima, è la questione digitale.

La Commissione europea ha stimato che la piena attuazione del programma dell’Agenda Digitale comporterebbe un aumento del PIL dell’Unione europea del 5% nei prossimi otto anni. Inoltre, la stessa Commissione ha avvertito che la mancata attuazione metterebbe a rischio fino a un milione di posti di lavoro digitali entro il 2015. Inoltre si sostiene che l’azione europea in campo digitale, potrebbe creare 1,2 milioni posti di lavoro.

Il digitale potrebbe quindi rappresentare una vera opportunità per l’intera questione sociale anche nel nostro paese. La digitalizzazione pervade tutti i campi del nostro quotidiano non ultimo quello della formazione del consenso.

La vicenda del movimento 5 stelle ha dimostrato come in pochi mesi e con poche risorse si possano conquistare vasti spazi di consenso grazie a internet e alle nuove tecnologie. Certo non senza ombre e rischi concreti di un’esperienza ancora una volta affidata al santone di turno. Quel che interessa osservare è comunque che le tecnologie dell’informazione e comunicazione hanno creato nuove opportunità ma anche molti rischi.

I processi di digitalizzazione hanno messo in crisi i vecchi modelli regolatori e richiedono un nuovo impegno nella definizione di principo e regole. Risulta, di conseguenza, un imperativo per la politica riappropriarsi di un campo che, per lungo tempo è stato appannaggio di elite autoreferenziali e spesso portarici di interessi particolari.

Ho cercato nei programmi dei candidati alle primarie del centrosinistra la ricorrenza di queste voci: agenda digitale, banda larga, digitale, internet, open source, open data, open government. I risultati sono stati i seguenti: Bersani 2, Puppato 0, Renzi 5, Tabacci 2, Vendola 3. Ho fatto lo stesso esercizio sull’agenda Monti (“Un’agenda per un impegno comune”) gli stessi termini ricorrono 10 volte con un capitolo dedicato all’agenda digitale.

Saranno inidcatori banali ma credo siano testimonianza di come gli interessi rappresentati dalla compagine di Monti abbiano molto più chiaro che le nuove tecnologie sono un terreno di confronto da asservire alle dinamiche di un mercato a vantaggio di pochi.

Del resto che lo scontro sul controllo di internet sia iniziato appare evidente anche da quanto successo al recente WCIT e dalla posizione assunta da Etno sulla revisione dei modelli economici di internet. Quello che sta avvenendo è che nel mondo si stanno accorgendo che la corsa all’oro di internet è affare di poche aziende americane (le cosidette OTT – over the top. Google, Facebook, Twitter, etc. ). Contrariamente all’epopea del far west, le miniere del nuovo mondo sono rappresentate da una moltitudine di persone che vengono spiate nei loro interessi e propensioni. Queste informazioni meticolosamente elaborate sono poi fatte merce da vendere agli interessei del mercato elettronico o a quello della pubblicità. Oggi la merce più ambita del mondo digitale è l’uomo.

La politica non può permettersi di rinunciare al suo ruolo di mediazione di interessi per un fine di bene comune. La sinistra non può rinunciare alla sua funzione di analisi delle dinamiche sociali e alla conseguente elaborazione di proposte libertarie, solidali, eque.

L’Associazione diritti digitali intende fare la sua parte e propone di partire anche da qui:

carta dei diritti

cittadinanza attiva

livelli essenziali

internet governance

Agenda Monti Bis: nasce il sito ufficiale – WebMasterPoint.org

See on Scoop.itPolitiche pubbliche digitali

Agenda Monti Bis: nasce il sito ufficiale
WebMasterPoint.org
Punto chiave per il raggiungimento dei primi risultati nell’attuazione dell’Agenda digitale italiana sarebbe stata la Cabina di regia istituita dal Governo.

Toni Mola‘s insight:

Con due tweet alla vigilia di natale decide di candidarsi, rimarcando come oramai della rete non possono più fare a meno nemmeno i politici. Tra Natale e Capodanno apre un sito e scrive il programma. Oltre che il più politico dei tecnico, il nostro ex Premier si riscopre velocista. Come credergli…..

See on www.webmasterpoint.org

European Human Rights Court: Internet Restriction Violates Freedom Of Expression | Intellectual Property Watch

See on Scoop.itDiritti Digitali

The European Court of Human Rights in Strasbourg ruled this week that “restriction of Internet access without a strict legal framework regulating the scope of the ban and affording the guarantee of judicial review to prevent possible abuses amounts…

Toni Mola‘s insight:

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha stabilito che la "restrizione di accesso a Internet in senza un rigoroso quadro giuridico che disciplina il campo di applicazione del divieto e che offra la garanzia di controllo giurisdizionale per evitare possibili abusi ammonta ad una violazione della libertà di espressione."

E’ una buona notizia!

La Corte si è pronunciata su ricorso di un cittadino Turco dopo che le autorità del suo paese avevano bloccato l’accesso a tutti i siti di Google. La misura restrittiva era stata adottata poiché il sito incriminato era giudicato un "insulto alla memoria di Atatürk."

A prescindere dal caso specifico appare evidente come la mancanza di una regolamentazione internazionale su internet sia una questione non più rinviabile (https://sites.google.com/site/ittiriddigitali/).

See on www.ip-watch.org

Confindustria Digitale – Federazione italiana

See on Scoop.itPolitiche pubbliche digitali

Confindustria digitale è la Federazione di rappresentanza industriale, nata con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo dell’economia digitale, a beneficio della concorrenza e dell’innovazione del Paese.

Toni Mola‘s insight:

Sembra proprio strano che a diversi giorni dalla conversione in legge del decreto "Crescita 2.0" l’organizzazione di Confidustria che si occupa di digitale non esprime un parere, o mi sbaglio?

See on www.confindustriadigitale.it

Agenda Digitale, l’ad Cisco: “Ok andare avanti, ma attenzione al digital divide”

See on Scoop.itPolitiche pubbliche digitali

Agenda Digitale, l’ad Cisco: “Ok andare avanti, ma attenzione al digital divide” – @la_stampa http://t.co/AWSIChUi

Toni Mola‘s insight:

Che l’AD di Cisco, multinazionale monopolista nel settore degli apparati di rete, sia preoccupato per l’arretratezza degli italiani nello sviluppo della banda larga, non sorprende.

Del resto come sostiene Andrea Monti (http://www.agendadigitale.eu/egov/162_la-banda-larga-e-sprecata-se-la-pa-online-e-stupida.htm) citando una frase di Giancarlo Livraghi ( “… L’ossessiva attenzione alla larghezza di banda – oggetto oltre che di provvedimenti normativi, anche delle campagne di marketing degli operatori telefonici – nasconde l’ossessiva incapacità di governo, parlamento ed operatori di riempire di qualcosa quei grandi tubi pieni di nulla,…) assieme al tema della banda larga vanno affrontati altri e altrettanto importanti temi.

Ad esempio bisognerebbe intervenire sulla quota di famiglie che non dispone di un accesso a Internet (44,5%), sul perché il 26.5% famiglie non considera Internet uno strumento utile e interessante, sul perché il 15,8% delle famiglie giudica alto il costo dei collegamenti o degli strumenti necessari, sul motivo per il quale solo 31,8% usa la rete come strumento di informazione e comunicazione su temi sociali e politici (fonte ISTAT – http://www.istat.it/it/files/2012/12/cittadini_e_nuovetecnologie.pdf?title=Cittadini+e+nuove+tecnologie+-+20%2Fdic%2F2012+-+Testo+integrale.pdf) .

See on lastampa.it

I numeri della democrazia digitale

See on Scoop.itCittadinanza e digitale

Al termine di un anno, il 2012, segnato dalla retorica della «democrazia liquida», della rete che cambia o addirittura determina il risultato delle elezioni e di Internet come strumento per eccelle…

Toni Mola‘s insight:

I numeri della della partecipazione democratica in rete non sono straordinari ma, a mio parere confortanti. Segnano una tendenza in continua ascesa destinata a continuare nel tempo. Le esperienze di coinvolgimento digitale si moltiplicano aumentando la loro valenza e il loro significato. La recente esperienza delle parlamentarie di Grillo sbeffeggiata da chi è abituati a candidare gli amici degli amici tracciano una strada importante. I ventimila elettori di Grillo sono sicuramente una piccola parte dei tre milioni delle primari del PD ma le forze e le risorse messe in campo dalle due organizzazioni non sono nemmeno lontanamente paragonabili. Cosa sarebbe accaduto se Grillo avesse potuto contare dei danari e dell’apparato del PD? E sopratutto, cosa sarebbe accaduto se Bersani avesse voluto usare il web?

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