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ACTA: ci stanno mangiando la rete

28 gennaio 2012

Nei giorni scorsi a Tokyo, l’Unione Europea ha firmato ufficialmente il trattato ACTA (Accordo Commerciale Anti Contraffazione). Si tratta di un impegno, già firmato da diversi paesi, che mira a contrastare la contraffazione dei prodotti coperti da copyright.

Assistiamo all’ennesimo attacco alle prerogative della rete per come abbiamo imparato a conoscerla fino ad oggi. Internet ha rappresentato una straordinaria occasione di sviluppo scientifico, culturale, economico e sociale soprattutto per le sue caratteristiche di tecnologia progettata su principi di libertà e condivisione. Chiunque oggi può accedere alla rete e utilizzare strumenti che gli consentono di condividere conoscenze e contenuti.

Queste caratteristiche hanno messo in crisi un modello economico basato sul principio di rendere artificialmente scarso un bene, le idee, che per loro natura non lo sono. Il copyright sui farmaci impedisce la possibilità a milioni di persone del terzo mondo di acquistare rimedi alle loro patologie. I brevetti sulle sementi impediscono a milioni di contadini di disporre autonomamente del sostentamento necessario oltre a creare gravi pericoli alla biodiversità e uno strapotere in mano alle poche multinazionali che sono in grado di controllare un bene strategico come il cibo. I brevetti sulla ricerca scientifica impediscono la diffusione del sapere e con questo il progresso della scienza stessa. Il diritto d’autore sulle opere artistiche consente solo a un numero limitato di autori di raggiungere il pubblico e ottenere in questo modo la capacità di sostenere la loro arte. I limiti allo sfruttamento delle opere d’ingegno (ad esempio il sw) impedisce la libera circolazione della conoscenza e con essa la realizzazione di nuove opere.

La giustificazione, sulla quale si reggono le iniziativa di difesa della scarsità artificiale, di cui ACTA rappresenta un’ulteriore tentativo, è che con questo sistema si darebbe la possibilità agli autori e all’industria di sostenere e accrescere la produzione di idee. Nella realtà questo modello serve a poche multinazionali del farmaco, dell’intrattenimento, dell’industria alimentare, del software, per accumulare capitali giustificati in massima parte dall’egoismo. Nei fatti si perpetuano, grazie a questo modello, ingiustizie e con queste spesso veri e propri crimini ai danni dell’umanità.

Internet ha dimostrato che un altro modello è possibile. Se si abbatte il dogma del profitto di pochi e si impone il vincolo del riconoscimento dell’autore la rete può diventare uno straordinario veicolo di moltiplicazione delle idee. Il fenomeno della pirateria ha prodotto questo: un allargamento delle possibilità di accesso al sapere e la crescita della produzione di conoscenza. Molti autori hanno trovato su internet la possibilità di farsi conoscere e con questo la possibilità di sostenersi al di fuori dei circuiti controllati dalle multinazionali dell’intrattenimento. Nuovi modelli di distribuzione dei prodotti culturali stanno producendo un allargamento della base dei clienti e con questa un abbassamento dei costi di accesso. Per queste ragioni si devono contrastare le politiche liberticide.

Ma, cosa prevede ACTA?

Si tratta di una serie di norme restrittive tra le quali spiccano interventi contro la pirateria su internet che rischiano di stravolgere libertà e principi fondamentali. Tra le altre cose sono previsti:
1) azioni extragiudiziali (senza l’intervento del giudice) per la disconnessione da Internet;
2) intercettazione di tutte le comunicazioni Internet senza l’autorizzazione dei magistrati;
3) creazione di milizie private del copyright;
4) attribuzione di responsabilità ai provider;
5) possibilità di ispezione e sequestro alle frontiere di tutti i notebook sospettati di contenere opere protette da copyright;
6) possibilità su semplici segnalazioni di sequestrare alle frontiere i prodotti sospettati di violare brevetti e marchi.
Per chi fosse interessato, si può trovare una dettagliata analisi su http://www.scambioetico.org/.

Internet è un bene pubblico informazionale e come tale va sottratto alle logiche di appropriazione del mercato.

Dopo i tentativi introdotti dalla legge Urbani, dopo gli attacchi previsti dalle proposte di legge negli Stati Uniti   (PIPA e OPA
http://www.avaaz.org/it/save_the_internet_action_center_b/?fp), dopo le sortite dei parlamentari per ultime quelle dell’On. Fava della lega (http://www.leggioggi.it/2011/12/17/internet-una-nuova-minaccia-in-arrivo-dal-parlamento/) in attesa delle direttive di regolamentazione dell’AGCOM (http://www.scambioetico.org/?p=8292), è importante mobilitare le coscienze per contrastare questa politica liberticida.

Su ACTA è importante la pressione sull’Europarlamento. Per ora, la firma del trattato di Tokyo non ha valore normativo, ma ce l’avrà quando sarà ratificato da un qualche Paese membro o dal Parlamento europeo. Nel primo caso, diventerà legge in quel Paese; nel secondo, dovrà poi essere recepito da tutti i Paesi membri.

Invito tutti a sostenere l’iniziativa di Agorà Digitale per una petizione contro ACTA: http://www.agoradigitale.org/.

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From → Diritti digitali

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