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Chi governa internet?

14 gennaio 2012

L’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) ha scelto di consentire, dietro lauto pagamento (185.000 dollari), la registrazione ulteriori estensioni gTLD oltre a quelli attuali (.gov , .org. net, etc.). La conseguenza sarà che presto ci misureremo con estensioni del tipo .microsoft, .apple, .birra, etc., .

ICANN è un ente no-profit americano, organizzato con modalità internazionale (http://www.icann.org/it/participate/how-do-i-participate-it.htm), che ha la responsabilità di assegnare gli indirizzi IP (Internet Protocol) e gli identificatori di protocollo e di gestire il sistema dei nomi a dominio di primo livello (Top-Level Domain) generico (gTLD) e del codice internazionale (ccTLD) nonché il sistema dei root server. L’organizzazione ha un contratto con il Dipartimento Usa del Commercio, per la gestione del database della Internet assigned numbers authority, la cassaforte che contiene i nomi dei domini a livello globale (erano 192 milioni nel dicembre 2009). L’ICANN ha registrato ricavi per 65 milioni di dollari l’anno scorso, la maggior parte dei quali deriva dalla tassa di 25 centesimi di dollaro pagata ogni volta che si registra un dominio su Internet. Secondo l’organizzazione, tutti gli utili sono tenuti in cassa in previsione di spese legali.

Con la notizia sui nuovi TLD si riaccende il dibattito sulla governance di internet. A molti appare incomprensibile che il governo di un aspetto così importante di internet sia nelle mani di un’organizzazione privata anche se gestita con regole di condivisione internazionale. Ad esempio, paesi importanti come Cina e Kenya chiedono da tempo che ICANN sia ricondotta sotto l’egida dell’ONU.

Del resto, il potere decisionale è incontrastato e nessuno può opporsi alle sue scelte. Le critiche non mancano e, ad esempio, IAB (Interactive Advertising Bureau) ha denunciato (http://www.iab.net/about_the_iab/recent_press_releases/press_release_archive/press_release/pr-081511) come la decisione di estendere i domini internet sia stata presa senza una seria analisi d’impatto sul mercato. Molte critiche riguardano anche gli impatti sociali e si osserva come sia difficilmente sostenibile per le piccole aziende dei paesi in via di sviluppo il costo previsto per le nuove estensioni.  La critica mi sembra seria e non convince nemmeno l’iniziativa dell’ICANN (http://www.icann.org/en/announcements/announcement-11jan12-en.htm) di istituire un fondo di 2 milioni di dollari per abbassare la tassa da 185.000 dollari a 45.000 dollari a favore di quegli Enti che per primi faranno richiesta del sussidio.

Il mio parere è che le scelte sulla gestione anche tecnica di internet non possono essere dominio di un’organizzazione che risponde alla normativa e al controllo di una singola nazione. La proposta di assoggettare ICANN all’egida dell’Onu mi sembra attualmente la più ragionevole anche se non sono pochi i dubbi sull’autonomia e più in generale sulla stessa governance dell’ Onu. E’ urgente la definizione condivisa di un nuovo modello di governo di internet sottratto alle interferenze degli interessi particolari. Mi sembrano in questo senso condivisibili le iniziative di IGF (http://www.igf-italia.it/home) e in particolare della sua sezione italiana. E’ necessario, tuttavia, allargare il dibattito dall’ambito specialistico e includere nella discussione e nelle scelte il popolo della rete. Da questo punto di vista mi sembra importante l’iniziativa di diffusione della conoscenza promossa dall’Internet Society e in particolare della sua declinazione italiana (http://www.isoc.it/).

Internet sta sempre più diventando lo snodo per lo sviluppo delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini del mondo. Cosa sarebbe successo alla primavera Araba se qualcuno all’ICANN fosse stato costretto a impedire il corretto funzionamento di internet?

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