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“Mala razza”

6 gennaio 2012

Tu ti lamenti ma che ti lamenti/ pigghia nu bastune e tira fora li denti!

Queste le parole del ritornello della canzone “Malarazza”, il cui testo si trova, per la prima volta, nella “Raccolta di canti popolari siciliani” pubblicata a Catania dal marchese Lionardo Vigo nel 1857. Nella canzone si racconta di un servo che prega Cristo di liberarlo dalle angherie del padrone e di distruggere questa ‘mala razza’. Il Cristo in croce, invece di consigliargli di porgere l’altra guancia, lo invita alla ribellione.

2 milione e 142 mila sono i disoccupati in Italia con un tasso di disoccupazione giovanile al 30%.
300 mila sono i posti di lavoro a rischio considerando solo i tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo Economico.
400 mila sono i pensionati che saranno costretti a farsi un conto corrente per ritirare lo stipendio con l’unico vantaggio di arricchire ancora una volta le banche.
15 sono i miliardi che Berlusconi ha deciso di spendere per acquistare 131 caccia bombardieri.
200-300 miliardi – a seconda delle diverse stime – sono i miliardi evasi ogni anno al fisco.
2000 circa sono gli euro che ciascuna famiglia dovrà sborsare nel corso del 2012 per l’aumento di luce e gas, addizionale regionale IRPEF, benzina e addizionale regionale benzina, etc..

Su questo panorama gli stipendi stagnano e il costo della vita aumenta enormemente.

Quando Berlusconi è stato costretto alle dimissioni, molti si sono illusi dalle parole di Monti sull’equità. Abbiamo così imparato a nostre spese quanto tutto può essere opinabile anche i significati più comuni. Il governo ha tradotto l’equità in una manovra denominata “Salva Italia” che si è risolta nel rastrellare i soldi necessari dai pensionati e dai lavoratori stipendiati mantenendo intatti i grandi capitali e la finanza.
Cosa dobbiamo aspettarci quindi dalla prossima manovra sullo sviluppo? Di quale sviluppo stiamo parlando?

Le avvisaglie non sono certo rassicuranti. La Ministra del pianto ha già annunciato che una leva dello sviluppo sarebbe il licenziamento facile con la modifica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Anche in questo caso il senso comune viene messo a dura prova.
Cosa centra lo sviluppo con i licenziamenti?

Chi sostiene questa ipotesi, si basa sulla giustificazione che le aziende oggi non assumerebbero a causa di un vincolo troppo rigido (la giusta causa) al licenziamento. Il senso comune invece osserva che le aziende hanno a disposizione molti strumenti e forme contrattuali – di cui si sono servite abbondantemente – improntate alla flessibilità che hanno precipitato il mercato del lavoro in un diffuso precariato senza diritti per i lavoratori e senza crescita per le aziende.

I sindacati giocano la carta delle tensioni nel mercato del lavoro e minacciano la pace sociale. Lo stesso Monti ammette il problema e si impegna nel confronto con le parti sociali. Bonnani, segretario della CISL, dopo anni di collateralismo con le politiche liberiste, si accorge che il nuovo governo non ha più bisogno di lui per indebolire la forza delle organizzazioni dei lavoratori, e ora tenta di ricollocarsi cavalcando lo scontento. La CGIL arranca indebolita dopo anni di contrapposizione spesso sterile.

Su questo scenario spicca l’assenza di una forza politica antagonista.
Il partito di Bersani rimane prigioniero delle sue contraddizione interne tra una parte vagamente socialdemocratica ed un’altra profondamente democristiana.
Il partito di Di Pietro galleggia nel populismo altalenando annunci radicali e comportamenti concreti  allineati alle peggiori politiche liberiste.
Il partito di Vendola, il partito che non c’è, rischia di disgregarsi ancora prima di nascere per mancanza di una seria capacità di analisi e di proposta unita a una forte debolezza organizzativa.

Le difficoltà della sinistra politica e sindacale dipendono, a mio parere, anche da un difetto di riconoscibilità di queste forze come rappresentanti credibili delle istanze delle classi sociali più deboli. Non si tratta solamente di raccogliere la bandiera delle condizioni di vita e di lavoro dei molti che continuano a vedere falcidiati stipendi, pensioni, lavoro e diritti. Si tratta di decidere se si vuole utilizzare la forza dell’organizzazione e del consenso per andare oltre ad una visione “buonista” delle ricette liberiste.

E’ urgente uscire dalla gabbia dello stato di necessità a cui ci costringe il governo Monti su mandato del sistema delle oligarchie italiane: Non si può abdicare alla democrazia e ai processi di consenso per delegare a una stretta cerchia autoreferenziali le redini del paese.
La società civile dimostra continuamente la disponibilità a raccogliere il guanto di sfide anche radicali (da Vendola, Pisapia, De magistris ai recenti referendum). Ritengo ci sia la necessità di riunire le forze della sinistra e raccogliere questa disponibilità. Per far questo si potrebbe partire dalla realizzazione di una piattaforma programmatica antagonista capace di invertire la tendenza delle politiche di questi anni. La realizzazione di questa proposta politica dovrebbe vedere il coinvolgimento più diffuso utilizzando tutti gli strumenti che mettono a disposizione le nuove tecnologie. Nel frattempo va costruito il consenso nell’opinione pubblica e nelle forze politiche per un ricorso nel più breve tempo possibile alle urne.

Riepilogando: “Tu ti lamenti ma che ti lamenti/ pigghia nu bastune e tira fora li denti!”

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From → Economia, Politica

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